La potatura secca,
quando il vino prende forma
( Teresa Pasquini )
L’inverno è la stagione del riposo, per la vite come per l’uomo. Il tempo sembra rallentare, le giornate sono più corte e una soffice ovatta avvolge la nostra propensione all’azione. Un senso di inutilità e di apatia può impossessarsi di noi e può farci percepire quella sospensione come una perdita di tempo. Eppure, è proprio nel silenzio dei mesi freddi che la vite, così come il nostro corpo, si prepara all’imminente rinascita della primavera. È nei mesi di riposo vegetativo della vigna che il viticoltore incide, con dei tagli netti, sulla buona riuscita della vendemmia successiva: viene tolto circa l’80-95% del legno prodotto nell’anno precedente, lasciando solo pochi tralci con poche gemme per tralcio, da cui nasceranno i germogli e poi i grappoli. Grazie a questo sfoltimento la pianta può incanalare le energie in pochi acini d’uva, rendendoli più succosi, zuccherini e saporiti. In poche parole, tagliando il superfluo, la qualità del vino aumenta. Un’azione semplice che avviene in un placido retroscena, senza la quale il raccolto di fine estate risulterebbe compromesso.
È curioso pensare che, allo stesso modo, anche il nostro sistema nervoso attraversa la sua stagione di potatura, detta pruning, tramite la quale le connessioni mentali (sinapsi) meno usate vengono sfoltite e disabilitate, per rendere il cervello più veloce ed efficiente. Questo processo, che continua per tutta la vita, si concentra soprattutto durante l’adolescenza, ovvero l’età in cui si consolidano le basi strutturali per la vita adulta.
Un’analogia più banale e immediata la si può trovare nei numerosi tagli che pensiamo di operare in tutti i gennai della nostra vita, quando ci riempiamo di buoni propositi e di basta questo-basta quello distribuiti a destra e a manca. Purtroppo – o per fortuna – le nostre potature invernali sono generalmente meno efficaci di quelle fatte in vigna. Per lo meno, ad allietarci e a farci dimenticare le nostre intenzioni fallite arriva proprio lui: il vino. Il vino buono ottenuto prima di tutto dalla scelta sapiente della mano del viticoltore che conosce la sua pianta e sa dove, cosa e quanto tagliare. Esistono infatti diversi sistemi di potatura che vengono scelti in base a diversi fattori: la tradizione del luogo, il vitigno, il clima, il tipo di terreno, la posizione e l’età del vigneto, il sistema di allevamento impiegato (ovvero la forma con cui si fa crescere la pianta). La potatura quindi può essere corta, lunga o mista, in base alla lunghezza del tralcio e della quantità di gemme che vengono lasciate (da 2 a circa 5/6). Importantissimo fattore per scegliere il tipo di potatura è il rapporto tra quantità e qualità del prodotto che si vuole ottenere. Questi due elementi raramente vanno insieme e quindi, quasi sempre, è necessario sceglierne uno a discapito dell’altro. Per fortuna, negli ultimi anni in Italia, come in tutto il mondo, si sta abbandonando l’interesse per la produzione di grande quantità e si sta privilegiando la ricerca della qualità. Anche perché il consumo di vino sta globalmente diminuendo, mentre sta crescendo l’interesse per le bevute di pregio: non più un bicchiere a ogni pasto, ma una bottiglia di valore per le occasioni giuste (dicitura che si presta a interpretazioni di maglia più o meno larga in base alle personali inclinazioni di ciascun bevitore).
Come precedentemente accennato, la potatura invernale, detta potatura secca, è fondamentale anche per dare forma alla vite, in base al sistema di allevamento scelto, per facilitarne la crescita e garantirne una buona salute. Per quest’ultima ragione è fondamentale operare un taglio netto, così da evitare il pianto della vite e gli attacchi fungini. La mano del viticoltore deve essere precisa ma decisa. È importante anche assicurare una buona areazione tra i grappoli e una esposizione solare ottimale. Nelle fasi vegetative successive, per mantenere questo buono stato della vite, si potrà ricorrere alla potatura estiva, detta anche potatura verde, che riguarda soprattutto la gestione della superficie fogliare della vite. Infine, le tempistiche della potatura sono decisive, poiché se avvengono troppo presto possono anticipare il germogliamento col rischio che la pianta germogliata affronti le frequenti gelate tardive, ma se avvengono tardi possono posticipare troppo il germogliamento. Per questo spesso i viticoltori scelgono di potare prima i vitigni tardivi e successivamente quelli precoci. E così, allo stesso modo, un cambiamento maturato dentro di noi ha bisogno del suo tempo per decantare e poi per realizzarsi. Né troppo presto, né troppo tardi, ma al momento giusto.
In definitiva, la potatura è un’attività indispensabile per preservare la vitalità della vigna. Senza di essa la vite sarebbe vittima del caos, assediata dal legno vecchio e ormai inutilizzabile, difficoltosa da lavorare per l’uomo e facile preda di malattie e parassiti. Per rinascere in primavera, la vite deve essere alleggerita di tutto ciò che è di troppo e che non serve più. Togliere per aggiungere. Un approccio a tratti contro-intuitivo, soprattutto se paragonato agli usi e costumi della nostra società contemporanea. La natura però ci insegna che per rigenerare il ciclo vitale è necessario fare spazio, per accogliere il nuovo è importante disfarsi dell’obsoleto, per fare bene qualcosa è essenziale concentrare le energie e non disperderle in attività inutili.
E così, anno dopo anno, in un ciclo continuo di stagioni, di potature, maturazioni e vendemmie, il rapporto tra la vite e l’uomo si rinnova, tra assonanze e direzioni condivise. Grazie al loro profondo legame, questi due esseri viventi si plasmano a vicenda: la vite si fa cultura ed eccellenza, mentre l’uomo diventa custode dei suoi segreti più preziosi, testimone di tutte le fasi del suo ciclo vitale disseminato di tante piccole e grandi necessità. Perché è umano accorgersi dei cambiamenti solo al momento gioioso della fioritura, ma la natura sa che quel processo è iniziato molto prima, in un lungo e freddo inverno quando, lontano dalla luce splendente del sole primaverile, l’anno passato è stato lasciato andare per far spazio al nuovo che cresce. Lo sa la natura, lo sa il viticoltore. Così nasce la potatura invernale. Come un gesto segreto e vitale che avviene quando tutto tace. Come un gesto di cura tra uomo e natura.
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