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Storie di vigna,
Il blending

Racconti, gesti e stagioni
che danno forma al vino.

Il blend, 

l'antica arte tra scienza e intuizione

(Teresa Pasquini)

 

Vi è mai capitato sentire la parola blend riferita a un bicchiere di vino? Il mondo del vino è pieno di termini tecnici, spesso dati per scontati, che nascondono pratiche antiche e quasi prodigiose.

Dunque, cos’è? Il blend, o assemblaggio, è una tecnica enologica volta a realizzare un vino singolo a partire da più vitigni: la bottiglia è composta in percentuali variabili da più tipi di uve, che si amalgamano l’un l’altra per creare un vino unico. Il modello di Blend più famoso e diffuso al mondo è il Taglio Bordolese, la cui origine va ricercata in Francia, a Bordeaux ovviamente.

Non va confuso con l’uvaggio: in quest’ultimo infatti vengono sì mischiati vitigni diversi, ma precedentemente, già in fase di vendemmia e vengono poi vinificati insieme. Nel blend invece i vitigni vengono raccolti e vinificati singolarmente e uniti solo successivamente, quando sono già diventati dei vini. Anche il termine taglio indica qualcosa di lievemente diverso: quando in un vino composto in maggioranza da un vitigno (es. 90% Sangiovese) viene inserita una piccola quantità di un altro vitigno, volta a correggere qualche spigolosità o mancanza del primo (es. 10% Canaiolo Nero per apportare morbidezza), allora si parla di taglio, sebbene si tratti sempre di blend.

Perché si usa questa tecnica? L’obiettivo principale è creare un vino equilibrato, in cui ogni vitigno possa esprimere le sue caratteristiche migliori e al contempo smussare le proprie asperità. Il risultato è spesso un vino molto armonico e propenso a un lungo e fruttuoso invecchiamento. Ad esempio, nel blend bordolese il Cabernet Sauvignon e il Merlot si completano a vicenda, come in una coppia di amanti in cui il limite di uno è sopperito dalle abilità dell’altro. Infatti, se il primo dona al vino grande struttura e longevità, purtroppo apporta anche delle caratteristiche che a un primo assaggio potrebbero essere sgradevoli, come asprezza e secchezza. Ma ecco che il secondo, con la sua morbidezza, attenua l’irruenza del suo compagno, che a sua volta smussa la sua opulenza molesta già al secondo sorso. Inoltre, se il primo rende il vino estremamente longevo, ma difficile da bere giovane, il secondo lo rende piacevole fin da subito, non inficiando però con la sua sorprendente capacità di invecchiamento. Cabernet sauvignon e Merlot, però, come tutte le coppie vincenti, ogni tanto hanno bisogno di un aiutino esterno: in loro soccorso, spesso, arriva il Cabernet Franc, a portare brio, coi suoi aromi erbacei e la sua spiccata acidità.

L’esito non sarà solo la somma delle parti, ma una combinazione inedita e irripetibile. Di nuovo, come in amore, anche nel vino gli opposti si attraggono e si completano, richiedendo però il tempo di una sosta, insieme, in bottiglia, così da potersi capire e amalgamare. Molto importante: nella fusione i due si devono reciprocamente valorizzare e mai annullare.

 

Chi detiene l’arte del blending? In assoluto, l’Enologo: l’unico capace di fare le giuste analisi tecnica e degustazione. Va anche ricordato che ogni annata è diversa, per cui le percentuali del blend potrebbero dover subire delle variazioni: in un anno freddo serve maggior merlot per equilibrare la maggiore asprezza del cabernet, mentre in uno caldo serve maggior cabernet per attenuare la maggiore corposità del merlot. Ogni enologo mette in campo le proprie conoscenze e abilità, operando anche delle scelte personali e identitarie, da ritrovare e apprezzare in ogni vino della cantina. La sua opera si pone a metà tra scienza e soggettività, tra tecnica e fiducia nei propri sensi. L’enologo è per noi il ponte tra ciò che esiste solo in potenza e ciò che diventa reale, un po’ come un Cupido che riesce a intuire in due persone separate e sconosciute un potenziale e incantevole legame d’amore. L’Enologo, come Cupido, prevede, intuisce. Anche per noi.

 

I blend più famosi d’Italia ispirati al taglio bordolese sono quelli della zona di Bolgheri, in cui ai vitigni internazionali si unisce il locale sangiovese. Sempre in Toscana sono rinomati i SuperTuscan, termine coniato negli anni ’80 per definire gli innovativi vini rossi della regione che osavano sfidare la tradizionale ricetta del Chianti. Quest’ultimo, infatti, dominava la scena enologica con l’uso esclusivo di vitigni autoctoni, ovvero originari del territorio. Alcuni coraggiosi produttori iniziarono ad accostare al mitico Sangiovese vitigni internazionali, raggiungendo risultati eccellenti. Il più iconico è il Sassicaia, vino ideato dall’enologo italiano più famoso di sempre, Tachis, che dagli anni ’60 ha aperto la strada a una vera rivoluzione.

L’Italia è piena di noti e apprezzati blend, come ad esempio l’Amarone, composto da Corvina, Corvinone e Rondinella (e altri). Inoltre, esistono anche rinomati blend di vini bianchi e qualche caso di blend bianchi e rossi insieme, retaggio di antiche tradizioni che alcuni produttori giovani stanno riprendendo.

Le recenti mode enologiche, però, stanno andando in direzione opposta, verso i vini monovarietali, ovvero composti da un singolo vitigno (es. Brunello di Montalcino 100% Sangiovese Grosso), ultimamente più apprezzati dagli appassionati, sia nelle interpretazioni tradizionali che moderne, forse perché capaci di esprimere a tutto tondo l’animo puro di un vitigno e le scelte della cantina nel come trattarlo. Le tendenze e i gusti cambiano, a volte indirizzando i produttori verso scelte piuttosto che altre, ed è naturale. La tradizione non può rimanere monolitica per sempre, e arriva sempre il momento in cui ciò che fino a ieri è stato innovativo oggi diventa classico, come è successo ai Supertuscan. I blend non stanno vivendo un’epoca di protagonismo, ma ciò non danneggia il loro antico fascino e l’unicità di ogni ricetta che porta con sé la storia di una specifica cantina e la firma di un estroso enologo.

Come nella vita, anche nel vino raggiungere un equilibrio è sempre difficile, per non parlare dell’amore. Ma se nella quotidianità siamo obbligati a cavarcela da soli, smussando come possiamo le nostre più aspre caratteristiche, per fortuna nella ricerca di un vino bilanciato possiamo contare sugli enologi, che con la loro esperienza e abilità hanno composto, per le cantine prima e per noi poi, degli ottimi blend appaganti, armonici e bilanciati, da assaporare, soli o in compagnia, anche nelle giornate più caotiche e con gli umori più squilibrati.

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